Camminando sulla terra rossa di Babonde (Morena)

Incontri e domande

Sguardi curiosi, strette di mano, sorrisi inattesi e alla mia vista tanta povertà e miseria… Volti innocenti di bimbi indifesi, nati troppo spesso da un incontro senza amore, senza una carezza né una sicurezza, dove avere un figlio significa sentirsi donna, appagata; ma il futuro di questi piccoli indifesi è molto incerto. 

Questo è stato il terzo viaggio in Congo, nella foresta pluviale. Ogni volta il richiamo è lo stesso, la frase indelebile incisa nella mia mente: “NON CI ABBANDONARE!”. E come potrei? Un popolo lasciato nell’ignoranza, dove i bisogni sono infiniti. Mi inoltro in mezzo a loro con serenità e gioia. Porto un po’ di speranza, ma sopratutto non li abbandono. Ogni viaggio è all’insegna della spiritualità, del donare, della missione, della Misericordia. Ogni volta che rientro le domande sono sempre le stesse: “Com’è andata? Cos’è cambiato? Come ti hanno accolta? Si ricordano di te?

Ha tutto una sola risposta! Lì sono a casa! P. Renzo me lo ripete ogni volta che vado giù: “Qui tu sei a casa!”.

Le situazioni sono sempre le stesse. Le realtà da sostenere e da portare avanti non finiscono mai: la scuola, i figli da far crescere, le cure in ospedale… Mi sono stupita molto quando un ragazzo mi ha fatto una richiesta particolare. Questo giovane lavora come muratore per la missione, e si inoltra nella foresta a spaccare le pietre; un lavoraccio! Dopo essere andata con p. Renzo a vedere il loro lavoro all’interno della foresta, dove con la mazza spaccano delle rocce enormi scaldandole accendendo fuochi con dei tronchi, al rientro ci siamo seduti sulla panchina della missione e con un tono gentile e umano il ragazzo mi dice: “Come mi piacerebbe, mama Morena, avere una mazza tutta per me!”. Immaginate il modo con il quale un nostro ragazzo ci si rivolge per chiederci di comprargli l’ultimo modello di cellulare. Nello stesso modo quel ragazzo mi ha chiesto una mazza per lavorare! Queste sono le differenze!  Ho visitato le miniere d’oro dove gli uomini, per trovare una pagliuzza d’oro, stanno in mezzo all’acqua dalla mattina alla sera e se non trovano nulla non ricevono alcuna paga.

Vi racconto un altro un incontro. Ero all’aeroporto ad aspettare il mio volo per arrivare nella foresta ed ero in compagnia di p. Giovanni Pross, confratello di p Renzo. Stavamo chiacchierando quando spunta un uomo bianco, di circa quarant’anni. Ci saluta cordialmente. È un siciliano residente da tre anni in Svizzera; gli chiediamo che cosa faccia in Congo. Sta costruendo un’azienda che costruisce prefabbricati, interessante! Ma non finisce lì. È un consulente politico di Kabila, attuale presidente del Congo. Stanno trattando le vendite delle miniere d’oro ai cinesi e sul tavolo di Kabila ci sono 80 milioni di dollari. Stanno rifinendo le trattative. Gli domando: “Come usa Kabila tutti questi dollari?”. Spero li spenda per l’istruzione, l’igiene sanitaria, l’acqua, e tutte le altre necessità del popolo molto povero, dal momento che le miniere sono nella loro terra…! La risposta è agghiacciante: davanti al denaro non esiste umanità. Mi soffermo a pensare: “Ma come può l’uomo essere così avido da pensare solo al benessere e al denaro? Dove sta la gioia del donare e del condividere?”. Mi spiace per lui, poveretto! Il mio volo arriva…

I pigmei   

I pigmei sono un popolo semplice e vero; sono loro i veri abitanti della foresta.

            Ogni mercoledì con p. Renzo ci inoltriamo con la moto verso l’interno, percorrendo dei sentieri per raggiungere le scuole, dove ci sono delle classi con i pigmei, sedici per classe. Ci andiamo per portare le divise. Che emozione! Far togliere i loro vestiti e fargli indossare le divise scolastiche! Mi fanno sorridere: mi sono trovata a infilare a una ragazza la camicia e ad accorgermi che non sapeva come la si metteva… Quanta tenerezza…    

Le giornate volano senza che tu te ne accorga. Nel tardo pomeriggio non può mancare il giretto all’albero della vita. Qui si riuniscono tutte le donne che al mattino vanno nei campi a raccogliere qualche frutto per poterlo vendere. Qui trovi i prodotti locali, i frutti della loro terra.  Con loro faccio qualche chiacchiera; mi divertono, sono accoglienti e mi fanno sentire a casa. Ormai mi conoscono tutti. Di solito cerco dell’ananas e se non la trovo so che il mattino qualcuno me lo porterà… Puoi trovare manioca, patate, zenzero, banane, ecc. Sulla strada del ritorno c’è l’ospedale, dove non può mancare un saluto alle mamme e ai malati. Qui c’è il reparto di maternità, dove ogni anno porto un po’ di vestitini per i neonati. Avrebbe bisogno di una buona sistemata, ma per fortuna c’è, e questo è meglio di niente .

In questo viaggio ho avuto momenti di forte tristezza e spesso non sono mancate lacrime, a volte nascoste da un sorriso. Era domenica e mancavano pochi minuti al suono della campanella; il pranzo è pronto! Arriva alla missione una donna con in braccio un bambino piccolo. Ha fatto una ventina di km per raggiungerci, con in braccio il nipotino. Si chiama Andrea, ha quattro anni e il suo stato di salute è precario. Il ricovero immediato all’ospedale, uno strazio. Cercano di fare il possibile per lui.  Già rifiutava il cibo e dopo quattro giorni il suo corpicino non regge più e ci lascia. Questo è uno di quei momenti nei quali devi farti forza e andare avanti, ma di questi casi c’è ne sono sempre tanti. I motivi di queste tragedie sono tanti e di diverso tipo. La vergogna, l’impossibilità di raggiungere il centro nutrizionale, il cibo che a causa del clima a volte è abbondante mentre a volte manca. Quello che resta del raccolto lo si tiene per venderlo, e il ricavato serve per mandare un figlio a scuola o per le cure in ospedale se c’è un ammalato in famiglia.

TALITA KUM: nel 2011 p. Renzo ha costruito una tettoia e oggi esiste un vero e proprio centro di aiuto per questi piccoli malnutriti e denutriti: è stato chiamato “TALITA KUM “, che significa “fanciullo alzati”. Ogni giorno, con le nostre forze, cerchiamo di rimettere in forze un bambino. Questo è il vero scopo del mio viaggio. A Babonde, oltre a sentirmi a casa e in famiglia, lì trovo l’amore per i deboli e per gli indifesi: chi più di loro ha bisogno di misericordia? Nel 2016 è stato celebrato l’Anno della Misericordia, ma Papa Francesco ci ha invitati a tenere sempre aperta la porta al più povero. Io non l’ho mai chiusa e ogni volta che rientro in Italia, il mio pensiero è rivolto a loro e una preghiera non manca mai.

Tutto questo è possibile grazie a tutti voi che ci sostenete a portare avanti questo progetto. Vi porto un sentito grazie a nome di tutti loro, da parte di p. Renzo Busana e di tutta la comunità di Babonde. 

Grazie di cuore.

Morena Marconi, volontaria a Babonde.

Padre Renzo Busana: nuova missione a Gbonzunzu… ma senza abbandonare Babonde

Dopo tredici anni di attività missionaria a Babonde, padre Renzo Busana parte con una nuova missione, Gbonzunzu a trenta km da Babonde.


Sono rientrato nel tardo pomeriggio da Gbonzunzu dove oramai vado quasi ogni settimana per più giorni, infatti nel corso dell’anno apriremo lì la nuova missione e comunità, e con tutta probabilità lascerò Babonde per Gbonzunzu. 

Lasciare Babonde un po’ mi dispiace, per i lungi  e bellissimi anni passati dal mio arrivo in Congo (RDC) nel 2006, dall’altra sono contento di poter iniziare una nuova missione, tra l’altro vicino a Babonde (una trentina di chilometri) per cui molti dei progetti in corso potrò in qualche modo continuare a seguirli: i bimbi malnutriti, l’alfabetizzazione dei pigmei, il sostegno scolastico per coloro che sono in difficoltà, qualche piccolo progetto agricolo, l’atelier di taglio e cucito per le ragazze madri e le studenti, e l’atelier di falegnameria che stiamo completando in questi giorni,

La nuova missione/parrocchia sarà dedicata al Sacro Cuore di Gesù. I nostri primi missionari che hanno evangelizzato da pionieri questi immensi territori equatoriali a partire da Kisangani fino a Beni-Butembo e Wamba, fondando numerosissime missioni e parrocchie, non avevano ancora dedicato una missione al Sacro Cuore di Gesù, ma il momento è venuto, ed in questi giorni stiamo attendendo solamente la decisione del nostro Vescovo di modo che possa fissarne la data di apertura.

La Chiesa è stata costruita da oramai diversi anni, grazie all’aiuto dei benefattori e ad una tenace contribuzione dei fedeli che instancabilmente si sono rimboccati le maniche per estrarre sabbia e pietre da fondazione, per fabbricare mattoni e per aiutare i muratori.

Ora anche la casa che ospiterà i missionari è pronta e le molte piccole cose che mancano potranno essere completate quando i confratelli saranno già presenti sul posto.

Gbonzunzu è situata a qualche grado Nord sulla linea dell’equatore, posta in cima ad una collina di circa 800 m sul livello del mare, sarà una missione in “zona miniere”, nel senso che in quel territorio sono numerosi i cantieri di estrazione artigianale dell’oro. L’oro è generalmente presente e nascosto in piccolissime, lucenti pagliuzze, in mezzo al terreno e nella sabbia che viene estratta e setacciata. 

Oppure è come incastonato nelle rocce che devono esser frantumate e ridotte in polvere grazie all’aiuto di barre di ferro, mortai e martelli. Le piccole pagliuzze faticosamente messe insieme vengono vendute a fine giornata per un ricavo estremamente variabile. 

Il guadagno è talvolta irrisorio a fronte di un duro lavoro di pala e piccone, immersi nel fango o in tunnel scavati senza alcuna attenzione alla sicurezza di chi si intrufola dentro. Altre volte l’oro si trova in forma di pepite ed è allora che la fortuna arride ai cercatori. Curiosamente la psicologia che abita le menti dei cercatori d’oro è del tutto particolare. 

Difficile vedere qualcuno di questi cercatori che si sia arricchito con l’oro, se non temporaneamente, per consumare o perdere il tutto in grande fretta e ricominciare da zero. Il pensiero dominante è: “Se sono stato fortunato oggi lo sarò anche domani o dopo domani, non è poi così importante costruire una casa o iniziare delle attività meno rischiose, prevedere la vecchiaia, assicurarsi delle attività e rendite stabili per la scuola dei figli o per le cure mediche…”. La ricchezza trovata facilmente è altrettanto facilmente sperperata. Promiscuità, lavoro minorile, ricerca di feticci per assicurarsi raccolte straordinarie, nomadismo da una miniera all’altra, disinteresse per la scuola dei propri figli, sono solo alcune delle caratteristiche dell’uomo che ha a che fare con l’oro, insieme a tanta generosità come è generosa la dea fortuna che si dice essere bendata.  

Anche dal punto di vista religioso la spiritualità del cercatore d’oro ha degli elementi certamente originali.  Per garantirsi fortuna alcuni stregoni assicurano riti particolari dagli effetti indubitabili: unzioni d’olio, erbe, foglie e radici, fuochi e parole magiche. In realtà approfittano della credulità dei molti per arricchirsi facilmente lasciando i malcapitati e le loro famiglie sul lastrico, se non addirittura sull’orlo di crisi isteriche che rasentano talvolta la follia. 

Anche le chiese pentecostali o quelle dette “del risveglio” fanno spesso leva sul bisogno che i cercatori hanno di avere fortuna, dello scavare nel posto giusto, del trovare la vena aurifera propizia ed abbondante. E così queste chiese si fanno concorrenza l’una con l’altra, vantando una unica ed  ineguagliabile  efficacia, maggiore a qualsiasi altra chiesa.

Al nomadismo da una miniera all’altra si aggiunge allora il nomadismo religioso, per non parlare del nomadismo dei partner, sia nel settore del lavoro che in quello affettivo.

Sarà interessante inserirsi in un contesto sociale, morale e religioso che amalgama persone semplici immerse nelle pacifiche attività agricole, con i più astuti e navigati cercatori d’oro, sempre in fermento, sempre in movimento.

La missione e le sue attività sono per una buona parte tutte da inventare, la comunità religiosa da costruire.

I programmi pastorali e la formazione dei responsabili delle comunità cristiane avranno bisogno di una buona messa a punto e di un nuovo slancio evangelizzatore. La grazia dello Spirito del Signore risorto saprà fare luce e donare la forza necessaria. Qualcuno in qualche importante documento ha scritto che la missione è solamente agli inizi e c’è da credergli.

 

Progetto allestimento di un laboratorio di falegnameria

Come aiutarciIl nostro obiettivo, è la costruzione di un laboratorio sufficientemente ampio per le lezioni di pratica degli alunni della scuola di falegnameria, con un piccolo deposito attrezzi ed un deposito materiali. L’edificio complessivo previsto è di 6 x 15 metri e sarà inserito all’interno della scuola già esistente: la Scuola secondaria di Babonde “Institut Sante Marie”

Costo totale della realizzazione 22.000 euro circa.

La Scuola di Falegnameria iniziata a Babonde tre anni fa ha oramai bisogno di un conveniente Atelier, o Laboratorio per poter ospitare i numerosi studenti desiderosi di apprendere e saper “realizzare” quanto hanno appreso. Una teoria senza pratica rischia di rendere vano ogni sforzo e di cadere nel nulla.

Permettere ad un giovane di acquisire le capacità necessarie per un lavoro dignitoso che possa in seguito garantire un sostentamento per sé e per la propria futura famiglia è sicuramente un obiettivo  « alto ». Lo sanno bene tutti coloro che fanno i conti con la disoccupazione o con l’impossibilità di ricevere una formazione professionale adeguata.

Il contesto rurale in cui sono inseriti gli abitanti di Babonde necessita di opportunità formative per i giovani ed in modo particolare di formazione professionale. E’ vero, il legame con la terra non può mancare: senza il lavoro dei campi, in questa nostra locale economia di sussistenza, ridurrebbe alla miseria o alla mendicità. Ma il mangiare non è tutto. Una casa degna, l’educazione dei figli, le cure mediche sono degli altri obiettivi minimi che ogni persona saggia cerca di raggiungere attraverso un proprio lavoro onesto.

All’interno della Scuola secondaria di Babonde “Institut Sante Marie” l’anno scolastico 2014/2015 ha visto l’inizio della sezione di Falegnameria, dopo quella di Pedagogia (2011) e di Taglio e Cucito (2013). Sono rare le scuole professionali nel nostro contesto ma anche nell’intero Congo RD, perché richiedono professori competenti difficilmente reperibili, semplici strumenti di lavoro che spesso i ragazzi non sono economicamente in grado di procurarsi (nel nostro caso si tratta di martello, pialla, metro, scalpelli…), un laboratorio attrezzato e dei materiali di consumo (legno, chiodi…). La scuola professionale ha un percorso distribuito su quattro anni di lezioni teoriche e di pratica.

Ecco allora il nostro obiettivo, ossia la costruzione di un laboratorio sufficientemente ampio per le attività pratiche dei ragazzi, con un piccolo deposito attrezzi ed un deposito materiali. L’edificio complessivo previsto è di 6 x 15 metri e sarà inserito all’interno della Scuola già esistente.

Costo totale della realizzazione 22.000 euro circa.

Altre persone sensibili ed amici ci hanno già aiutato nell’acquisto di qualche materiale ed attrezzo, ma quello che ci manca ora ed è urgente è appunto un Laboratorio. Contiamo anche sul tuo aiuto.

Grazie fin da ora a nome di tutti gli apprendisti falegnami di Babonde.

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