MISSIONE

padre Giovanni Pross
padre Govanni Pross scj

Una volta il Missionario era solo quello che partiva in terre dove Gesù Cristo non era ancora conosciuto per farlo conoscere, per farsi sentire amati da Lui, per costruire un mondo nuovo attorno alla sua Persona.

E’ vero: col Vaticano II si è scoperta la vocazione universale alla Missione, e si è cercato di aiutare il cristiano a vivere questa dimensione missionaria, pur restando nel proprio Paese. Vari modi per viverla: preghiera, incontri sui problemi dei Paesi poveri, sostegno morale e materiale ai missionari, adozioni, gruppi, mercatini…

Oggi, nel nostro Paese c’è una grande presenza di gente che viene da luoghi tipicamente di Missione, Paesi Africani e Asiatici soprattutto. Spesso queste persone non conoscono Gesù Cristo. Di più, la nostra società, sta diventando sempre più pagana e necessita anch’essa di un annuncio del Vangelo. Vangelo non solo come buona notizia, ma come stile di convivenza nella gioia, nella libertà, nella solidarietà, nel rispetto… in una realtà dove tristezza, arroganza, schiavitù di ogni genere la fanno da padroni.

Ecco la nostra terra di Missione: dove abitiamo. E come essere Missionari? Camminando per le strade di tutti i giorni, guardando in faccia le persone col sorriso e lo sguardo di Gesù, con i sentimenti del suo Cuore, con l’apertura a conoscenze nuove, aprendo porte, orecchie, occhi e cuori, per non negare a nessuno un raggio dell’amore del Signore.

Ma noi, così come siamo, egoisti, poveri conoscitori della parola di Dio, chiusi spesso nei nostri problemi e nelle nostre paure… sì, noi fatti così, come possiamo essere missionari? Accettandoci come destinatari della Buona Novella. Nella conversione. Annunciando si è invasi dall’annuncio. Perdonando si sperimenta il perdono, dando gioia si è contenti, amando ci si sente amati.

Allora la Missione è un vortice: si annuncia l’amore e ci si sente amati, si partecipa alla liberazione dell’altro e ci si libera nello stesso tempo da tante scorie inutili di vita.

Oggi, sulle nostre strade, con i volti dai colori più diversi, la nostra missione è questa: dire con i nostri atteggiamenti, che c’è Qualcuno che ci ama al di là di quello che siamo.

Ha ancora senso la Missione negli altri Continenti?

Certamente. La Missione non è mai compiuta. Ora i Missionari stranieri sono pochissimi, ma i missionari, cristiani, religiosi, sacerdoti… locali, hanno preso il testimone e animano le comunità nelle quali hanno ricevuto il dono della fede o di una vita consacrata al servizio del Vangelo. Ovunque, là dove l’amore di Cristo non è conosciuto, c’è la missione.

Perché aiutare ancora i Missionari nell’impegno di mettere in piedi strutture di sviluppo e di promozione umana? Come cristiani sappiamo che il vero sviluppo, è lo sviluppo integrale. Il Signore salva l’uomo nella sua totalità. Chi annuncia la salvezza considera la persona nella sua totalità, nelle sue esigenze spirituali, materiali, intellettuali, psicologiche… Promozione umana ed evangelizzazione vanno di pari passo. Certamente, una promozione umana fatta con passione e senza secondi fini, è già prova che il Vangelo è vissuto.

Si sente poi dire, soprattutto da chi non conosce direttamente le situazioni dei Continenti dai quali vengono tanti stranieri, che si deve fare qualcosa per ‘farli stare nei loro Paesi’. Dovremmo anzitutto domandarci: ‘cosa abbiamo fatto per farli scappare?’.

Tuttavia, l’impegno che ancora tanti missionari assumono in opere a carattere sociale, come scuole, laboratori, piccole cooperative, dispensari, case di accoglienza per diversamente abili, bambini abbandonati, ammalati di AIDS… viene da questa caratteristica di Dio che annuncia la salvezza e nello stesso tempo la realizza. Queste attività, spesso conosciute ma non sostenute dalle autorità locali, fanno sì che la gente trovi a casa sua il modo di vivere con dignità, senza fuggire altrove, col rischio di perdere identità e dignità.

padre Govanni Pross scj