Padre Renzo Busana: nuova missione a Gbonzunzu… ma senza abbandonare Babonde

Dopo tredici anni di attività missionaria a Babonde, padre Renzo Busana parte con una nuova missione, Gbonzunzu a trenta km da Babonde.


Sono rientrato nel tardo pomeriggio da Gbonzunzu dove oramai vado quasi ogni settimana per più giorni, infatti nel corso dell’anno apriremo lì la nuova missione e comunità, e con tutta probabilità lascerò Babonde per Gbonzunzu. 

Lasciare Babonde un po’ mi dispiace, per i lungi  e bellissimi anni passati dal mio arrivo in Congo (RDC) nel 2006, dall’altra sono contento di poter iniziare una nuova missione, tra l’altro vicino a Babonde (una trentina di chilometri) per cui molti dei progetti in corso potrò in qualche modo continuare a seguirli: i bimbi malnutriti, l’alfabetizzazione dei pigmei, il sostegno scolastico per coloro che sono in difficoltà, qualche piccolo progetto agricolo, l’atelier di taglio e cucito per le ragazze madri e le studenti, e l’atelier di falegnameria che stiamo completando in questi giorni,

La nuova missione/parrocchia sarà dedicata al Sacro Cuore di Gesù. I nostri primi missionari che hanno evangelizzato da pionieri questi immensi territori equatoriali a partire da Kisangani fino a Beni-Butembo e Wamba, fondando numerosissime missioni e parrocchie, non avevano ancora dedicato una missione al Sacro Cuore di Gesù, ma il momento è venuto, ed in questi giorni stiamo attendendo solamente la decisione del nostro Vescovo di modo che possa fissarne la data di apertura.

La Chiesa è stata costruita da oramai diversi anni, grazie all’aiuto dei benefattori e ad una tenace contribuzione dei fedeli che instancabilmente si sono rimboccati le maniche per estrarre sabbia e pietre da fondazione, per fabbricare mattoni e per aiutare i muratori.

Ora anche la casa che ospiterà i missionari è pronta e le molte piccole cose che mancano potranno essere completate quando i confratelli saranno già presenti sul posto.

Gbonzunzu è situata a qualche grado Nord sulla linea dell’equatore, posta in cima ad una collina di circa 800 m sul livello del mare, sarà una missione in “zona miniere”, nel senso che in quel territorio sono numerosi i cantieri di estrazione artigianale dell’oro. L’oro è generalmente presente e nascosto in piccolissime, lucenti pagliuzze, in mezzo al terreno e nella sabbia che viene estratta e setacciata. 

Oppure è come incastonato nelle rocce che devono esser frantumate e ridotte in polvere grazie all’aiuto di barre di ferro, mortai e martelli. Le piccole pagliuzze faticosamente messe insieme vengono vendute a fine giornata per un ricavo estremamente variabile. 

Il guadagno è talvolta irrisorio a fronte di un duro lavoro di pala e piccone, immersi nel fango o in tunnel scavati senza alcuna attenzione alla sicurezza di chi si intrufola dentro. Altre volte l’oro si trova in forma di pepite ed è allora che la fortuna arride ai cercatori. Curiosamente la psicologia che abita le menti dei cercatori d’oro è del tutto particolare. 

Difficile vedere qualcuno di questi cercatori che si sia arricchito con l’oro, se non temporaneamente, per consumare o perdere il tutto in grande fretta e ricominciare da zero. Il pensiero dominante è: “Se sono stato fortunato oggi lo sarò anche domani o dopo domani, non è poi così importante costruire una casa o iniziare delle attività meno rischiose, prevedere la vecchiaia, assicurarsi delle attività e rendite stabili per la scuola dei figli o per le cure mediche…”. La ricchezza trovata facilmente è altrettanto facilmente sperperata. Promiscuità, lavoro minorile, ricerca di feticci per assicurarsi raccolte straordinarie, nomadismo da una miniera all’altra, disinteresse per la scuola dei propri figli, sono solo alcune delle caratteristiche dell’uomo che ha a che fare con l’oro, insieme a tanta generosità come è generosa la dea fortuna che si dice essere bendata.  

Anche dal punto di vista religioso la spiritualità del cercatore d’oro ha degli elementi certamente originali.  Per garantirsi fortuna alcuni stregoni assicurano riti particolari dagli effetti indubitabili: unzioni d’olio, erbe, foglie e radici, fuochi e parole magiche. In realtà approfittano della credulità dei molti per arricchirsi facilmente lasciando i malcapitati e le loro famiglie sul lastrico, se non addirittura sull’orlo di crisi isteriche che rasentano talvolta la follia. 

Anche le chiese pentecostali o quelle dette “del risveglio” fanno spesso leva sul bisogno che i cercatori hanno di avere fortuna, dello scavare nel posto giusto, del trovare la vena aurifera propizia ed abbondante. E così queste chiese si fanno concorrenza l’una con l’altra, vantando una unica ed  ineguagliabile  efficacia, maggiore a qualsiasi altra chiesa.

Al nomadismo da una miniera all’altra si aggiunge allora il nomadismo religioso, per non parlare del nomadismo dei partner, sia nel settore del lavoro che in quello affettivo.

Sarà interessante inserirsi in un contesto sociale, morale e religioso che amalgama persone semplici immerse nelle pacifiche attività agricole, con i più astuti e navigati cercatori d’oro, sempre in fermento, sempre in movimento.

La missione e le sue attività sono per una buona parte tutte da inventare, la comunità religiosa da costruire.

I programmi pastorali e la formazione dei responsabili delle comunità cristiane avranno bisogno di una buona messa a punto e di un nuovo slancio evangelizzatore. La grazia dello Spirito del Signore risorto saprà fare luce e donare la forza necessaria. Qualcuno in qualche importante documento ha scritto che la missione è solamente agli inizi e c’è da credergli.