La Missione di Babonde si trova nella Provincia Orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC). Vedi geografia

E’ una parrocchia della diocesi di WAMBA la cui evangelizzazione ha avuto inizio nel 1904 a partire dai primi missionari dehoniani giunti a Kisangani nel 1897. La diocesi – attualmente retta da Mons. Kataka Janvier – ha una superficie di 68.000 kmq e una popolazione di circa 600.000 abitanti, tra cui una folta presenza di  “pigmei”  che si aggira intorno alle 40.000 persone presenti quasi ovunque nelle diciannove parrocchie della diocesi. Se dovessimo percorrere queste parrocchie potremmo così immaginare il viaggio (vedi mappa): dal centro di Wamba, verso Est incontriamo Mangbele, Lingondo, sede del Piccolo Seminario, poi Maboma e Mungbere; per sentieri ormai, si avanza a fatica verso Nduye eMambasa. Da qui si passa a Niania e Bafwasende, e si completa il periplo attraverso Bayenga, per ritornare a Wamba. Verso Ovest, sulla riva sinistra del NEPOKO, il grande fiume che attraversa tutta la diocesi e la divide in due parti, si trovano le parrocchie di Bafwabaka, Obongoni, Babonde e Ibambi, Gombe, Legu e quindi Pawa e Abiangama, alle porte di Isiro. Tutta sola, difficilmente raggiungibile la parrocchia di Panga verso Kisangani.

La tribù che abita la parrocchia di Babonde è la tribù dei Walika, con una sua propria lingua non scritta e con tradizioni proprie, per certi versi simili a quelle dei Wabudu, l’altra tribù dominante della diocesi di Wamba. Vi è poi la presenza di differenti altre tribù, come i Walesse a Nduye, ecc. ecc. Tutte di ceppo bantu. A livello amministrativo Babonde fa parte della chefferia di Likasi, ossia a Likasi risiede il capo tradizionale con ampi poteri sul territorio. L’autorità tradizionale della tribù affianca l’autorità del governo centrale ed è molto efficace in ragione della sua presenza radicata e capillare. I capi famiglia riconoscono un capo villaggio, e i capi villaggio riconoscono l’autorità di un capo di settore di villaggi; infine il capo della chefferia che è eletto dalle famiglie regnanti dei differenti settori, scelto all’interno della famiglia regnante. Ogni tribù con lingua propria comunica con le altre utilizzando il kiswahili, ossia la lingua veicolare dell’Est del Congo, ma che è allo stesso tempo lingua ufficiale in Kenya e Tanzania, ed è utilizzata anche in Uganda, Ruanda, Burundi e nel nord del Mozambico. In ognuna di queste differenti regioni geografiche con differenze di vocabolario.

Se anche si parla il francese in tutta la RDC, è solamente a livello diremo, colto. Lo si apprende alle superiori ma non sono moltissimi coloro che lo amano come prima lingua. Anche la liturgia si svolge nelle lingue veicolari che sono quattro in RDC: assieme al kiswahili, il chiluba, il kikongo e il lingala.

Fin dagli inizi, la parrocchia di Babonde è stata affidata ai religiosi dehoniani: attualmente la comunità è costituita da da p. Renzo Busana e altri confratelli congolesi. La parrocchia comprende, oltre al suo nucleo centrale nel villaggio di Babonde (7mila abitanti circa), quarantadue villaggi di dimensioni variabili (dai 300 ai 5mila abitanti).

Compito dell’animazione missionaria è visitare periodicamente questi villaggi, normalmente in motocicletta viste le condizioni delle strade, per assicurare la celebrazione dell’Eucaristia, e le varie tappe di passaggio in preparazione al Battesimo e agli altri sacramenti. I membri della comunità cristiana, ma in generale tutte le persone,  sono molto religiose e le celebrazioni nella liturgia molto belle e vivaci anche se un po’ lunghe per le nostre abitudini. C’è un senso di fede profondo, una grande fiducia in Dio. Il cammino di catecumenato, lungo due o tre anni, si indirizza prevalentemente a ragazzi dell’età scolare e ai giovani, ai quali si aggiunge sovente qualche adulto. La preparazione dei catecumeni è affidata ai catechisti, che in ogni kijiji (ossia villaggio – si pronuncia kigigi) formano una piccola equipe, allargata agli anziani e ai rappresentanti dei differenti gruppi di animazione.

Il Villaggio e le abitazioni di Babonde si snodano lungo la strada principale e lungo le strade che portano agli altri villaggi. Alcune “boutiqes” impreziosiscono il “centro commerciale”. Dentro vi si possono trovare alcune mercanzie essenziali: pezzi di ricambio per biciclette e moto, alcuni vestiti e scarpe, cosmetici, petrolio per le lampade, valige, sigarette e fiammiferi… Coloro che non possono permettersi la boutique (normalmente della tribù commerciante dei Wanande, provenienti da Butembo), aprono quotidianamente il loro chiosco. Per gli alimentari si ricorre al mercatino quotidiano in prossimità dell’ospedale dove si può trovare sale, zucchero, del pesce salato, banane e manioca… Evento sempre eccezionale è il Mercato detto di Mundial, ogni quindici giorni che richiama gente da tutti i villaggi circostanti e dove si possono trovare merci con una certa abbondanza e a prezzi ridotti.

L’ospedale di Babonde. La struttura, sorta in epoca coloniale, ora è abbastanza trasandata e avrebbe bisogno di qualche ritocco qua e là. Gestita dalla sanità pubblica, ha visto la fuga dei medici a causa della mancanza di salari certi. Vi operano attualmente due infermieri titolati ( 4 anni di corso) ed altri infermieri con diverso grado (2 o 3 anni di studio).  E’ l’ospedale di riferimento per gli altri “poste de santé” o ambulatori del territorio. Qui si fanno i cesarei, ernie, appendiciti… si cura la malaria, la tubercolosi la lebbra, periodicamente si promuovono le campagne di vaccinazione… per l’AIDS sono effettuati i test di controllo  ma i medicinali si trovano a 50 km di distanza e ultimamente la malattia sta rapidamente prendendo piede nelle fasce giovani della popolazione.  Anche gli infermieri per la loro sussistenza hanno bisogno ogni volta di richiedere ai pazienti il pagamento delle loro prestazioni (visite, cure, medicinali) e la mancanza di denaro scoraggia molti a presentarsi in questa struttura.

Anche la Scuola è pubblica, soprattutto dopo gli anni della nazionalizzazione, in cui molte scuole iniziate dai missionari sono passate sotto lo stato. E’ divisa tra primaria e secondaria, due cicli di sei anni ciascuno. Dopo più di un decennio di guerra e ribellioni la regolarità e la qualità dell’insegnamento lasciano a desiderare, anche se alberga forte nel cuore degli allievi e dei parenti il desiderio di dare una istruzione adeguata. Per molti risulta inaccessibile a causa delle ristrettezze economiche che impediscono di pagare con regolarità la prime, ossia il premio che sostituisce o integra il salario che lo stato passa a non tutti gli insegnanti e professori. Avviene così che a Babonde, mentre nelle classi iniziali di una scuola superiore si iscrivono fino a 100/120 alunni, coloro che sostengono gli esami finali per il diploma non superano la quindicina.

L’aumento demografico e l’esigenza di avere delle classi dei primi anni per la scuola primaria spinge le famiglie ad attivarsi, loro stesse, per l’inizio di nuove scuole che potremmo dire “private” vista l’assenza di iniziativa dello stato e della assenza di mezzi messi a disposizione.

Nascono così delle scuole non “meccanizzate”, oppure riconosciute ma non “meccanizzate”, ossia che sono entrate nella lista delle scuole ufficiali, ma non supportate, che devono provvedere alla struttura (costruita in materiale identico a quello per le capanne – poto poto), al materiale didattico, al salario degli insegnanti: alle famiglie e al lavoro degli alunni il pensare al tutto. Ecco che, se in molti cominciano, durante l’anno, buona parte di essi sono forzati al “ritiro” per mancanza di mezzi economici.

Il lavoro. Senza corrente elettrica, gas, acquedotto, il lavoro degli abitanti è essenzialmente dedicato all’agricoltura. Un duro lavoro, in assenza totale di meccanizzazione e di traino animale. I campi sono preparati con il disboscamento eseguito a mano di una porzione di foresta. Gli alberi vengono in seguito bruciati e il terreno ripulito per essere lavorato con la zappa. Lo sfruttamento dello strato superficiale del terreno obbliga a cambiare spesso il luogo del campo per lasciare riposare la terra ed per iniziare di nuovo altrove. Si coltiva in prevalenza manioca, riso, fagioli, mais…

Questi prodotti servono alla sussistenza della famiglia e per essere venduti soprattutto nelle zone dei lavoratori delle miniere d’oro, distanti un centinaio di chilometri circa da Babonde. La mancanza di buone comunicazioni obbliga il trasporto in bicicletta o a piedi e quindi la difficoltà di smerciare i prodotti scoraggia una coltivazione più estesa. Le miniere, esercitano una forte attrazione soprattutto dei giovani che sperano in un qualche guadagno non certo facile visto che sono coloro che hanno acquistato la concessione a trarne beneficio. Sono miniere a cielo aperto, il lavoro  è svolto in modo artigianale immersi nell’acqua e nel fango. La vita si svolge spesso in condizioni limite,  in accampamenti dove le abitazioni sono serrate le une sulle altre, nella mancanza di igiene e in una promiscuità che regala malattie, infezioni e precoce decadimento fisico oltre che morale.

Vedi il blog curato da p. Renzo Busana: http://karibubabonde.blogspot.it/