La CDiritti infanziaonvenzione Internazionale dei Diritti dell’Infanzia riconosce ad ogni bambino il diritto ad avere una famiglia nella quale crescere e vivere nel pieno sviluppo della propria identità. Un bambino privo del sostegno familiare,  diventa facilmente vittima della “strada”, della violenza altrui, dello sfruttamento, della malnutrizione, della prostituzione, della discriminazione e di ogni tipo di maltrattamento.

La Maison St. Laurent, la Maison Ste. Bakhita, la maison St Vincent: tre case di accoglienza per minori abbandonati

I centri di accoglienza per minori in cui opera p. Giovanni Pross, a Kisangani, hanno come obiettivo primario il reinserimento dei bambini nel contesto affettivo e sociale di origine, senza dimenticare la formazione umana a culturale: in 25 anni di attività i centri di accoglienza hanno offerto a centinaia di ragazzi la possibilità di imparare a leggere e a scrivere,  fino ad arrivare – per alcuni – a un diploma di scuola superiore e di ritornare in seno alla propria famiglia di origine. Anche dopo il ritorno in famiglia i ragazzi sono accompagnati e seguiti da operatori qualificati.

Attualmente sono 137: 81 ragazzi dai st laurent6 ai 13 anni abitano la maison St. Laurent; mentre le ragazzine, dai 3 ai 13 anni e i bambini fino ai 5 anni abitano la maison Ste Bakhita. Il centro ha lo scopo di accogliere, accompagnare, riunificare con la famiglia e seguire dopo la riunificazione, questi ragazzi e ragazze abbandonati.

 Nata nel 1989 come comunità di accoglienza per prigionieri liberati e in attesa di rientrare nei loro villaggi, nel 1991 la Maison St Laurent ha rivolto la sua attenzione ai ragazzi detenuti alla prigione per minori. I padri che la gestiscono sono p. Gianni Lamieri e p. Giovanni Pross, che visitano regolarmente la Prigione centrale di Kisangani, come quella a quindici Km sulla riva sinistra del fiume Congo, riservata a condannati all’ergastolo e alla pena capitale.

Nel gennaio 1991 la comunità accoglie 12 minori, affidati dalle autorità giudiziarie, sulla base di un decreto legge del 1950.

Il programma formativo: scuola, lavoro, sport

 ste bakhita st vincentAlfabetizzazione e lavoro manuale sono le colonne di questa esperienza. I ragazzi hanno scuola al mattino e la sera preparano il pane. Alcuni imparano a fare le bare in una nostra piccola falegnameria. L’acquisto di un campo permette di fare del lavoro agricolo due volte alla settimana. La ricerca di queste occupazioni mira a far capire ai ragazzi che si può vivere con un lavoro onesto. In effetti, sia il pane che le bare non richiedono molto tempo di lavoro e le entrate sono immediate. Un po’ di sport e qualche campeggio completano il programma formativo.

L’esperienza, percorsa da alti e bassi, termina bruscamente a causa di un saccheggio di tutta la città operato dai militari e completato dalla popolazione nel settembre dello stesso anno. I ragazzi si arricchiscono col bottino del saccheggio e se ne vanno.

Lo smacco di questa esperienza ci fa ripensare ad una nuova formula. La cosa che ci sembra più evidente è che con giovani di 14-15-16 anni il dispendio di energie psicologiche ed anche economiche, non vale il gioco. Questi ragazzi sono abituati a procurarsi molti soldi con furti. Fumare canapa è une esigenza. Lavoro e studio sono troppo lontani dai loro ideali.

Una nuova pista: risultati incoraggianti

Con un giovane che sta per finire la laurea in psicologia si cerca una nuova pista. La scelta dei più piccoli che vagano per la strada è sostenuta dalla necessità di fare prevenzione, di impedire che questi ragazzi facciano l’esperienza della prigione.

Dopo qualche mese di ‘riposo’ e di presenza sul terreno nei punti di incontro dei ragazzi, alcuni vengono a casa nostra. Un po’ di scuola, sport, dei piccoli lavoretti. E’ tutta un’altra cosa che con i più grandi. I risultati scolastici sono incoraggianti e a fine anno tutti i ragazzi sono iscritti in scuole cittadine. Rispondendo alla loro richiesta li accogliamo anche la notte e così nasce un internato.

Il numero aumenta, altri ragazzi che vogliono andare a scuola si presentano. Per ognuno facciamo ricerche sulla situazione della famiglia e sulle ragioni della sua presenza nella strada. Lo scopo principale è quello di riunificarli con le famiglie e di reinserirli nella società.

La guerra destabilizza le attività manuali. Il pane è diventato alimento per gente eletta: la farina viene per via aerea, le segherie che ci fornivano il legno gratis per il forno non ci sono più, e il potere d’acquisto è inesistente. La panetteria chiude i battenti.

Per la falegnameria avviene quasi la stessa cosa. I morti aumentano, ma le autorità civili e militari che chiedono le bare, non pagano e partono lasciando una attestazione di credito nei nostri confronti. Nessuno può permettersi di ordinare mobili perché non potrà mai pagarli. I due falegnami rimangono per seguire i ragazzi che vogliono imparare qualcosa e allora il lavoro è per tenere occupate le macchine e costruire qualcosa per la casa stessa: sedie, tavoli, letti…

I ragazzi soldato

Durante la guerra scoppia il fenomeno dei ragazzi-soldato. Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) sta raccogliendone molti sul fronte formatosi tra le due parti belligeranti. Il CICR ci chiede di firmare un protocollo d’accordo per accoglier questi ragazzi soldato strappati alla guerra in attesa di farli rientrare nei loro villaggi.. Dobbiamo creare un altro luogo di accoglienza, e ci è prestato da un amico musulmano. Siamo costretti a reclutare educatori di fortuna, e teniamo bene, sia pure con molte difficoltà fino alla fine dell’ondata di più grande affluenza. Questa esperienza ha visto passare più di 150 ragazzi ai quali abbiamo dispensato corsi di alfabetizzazione e dato la possibilità di fare un po’ di sport e un po’ di lavoro nei campi. Il CICR continua ancora oggi ad affidarci ‘Bambini non Accompagnati’ che trova in diversi villaggi del paese, in attesa di contattare le loro famiglie e realizzarne la riunificazione.

I ragazzi accusati di essere stregoni

 Il fenomeno dei ‘enfants sorciers’ (ragazzi accusati di essere stregoni), ha fatto crescere a dismisura il numero dei ragazzi abbandonati dalle loro stesse famiglie e obbligati a stabilire la loro dimora sulla strada. Il fenomeno ha diverse cause. Una molto rilevante è la miseria, accresciuta con la guerra, per cui le famiglie si trovano con troppe bocche da sfamare. Basta un comportamento un po’ bizzarro del ragazzo, e questo è accusato di tutte le disgrazie possibili, anche di ‘mangiare’  (uccidere) delle persone a distanza di chilometri.

Una casa anche per le ragazze

 Da diverse parti siamo stimolati ad aprire una casa anche per ragazze. Non ci sentiamo pronti, ma con l’aiuto di Suor Giovanna, comboniana, accettiamo. Prendiamo in affitto una vecchia officina meccanica e sistemiamo le prime ragazze. Sono in 15.  La Maison St. Laurent diventa piccola, il luogo dove abitano le ragazze è veramente pietoso. Nasce l’idea di costruire una nuova casa per i ragazzi, nel terreno che abbiamo vicino al nostro seminario, liberando così la Maison St Laurent per le ragazze. Un amico del settore umanitario della MONUC ci aiuta a contattare dei possibili donatori. L’ambasciata tedesca di Kinshasa accetta di finanziare il progetto per il 70% del suo costo. I benefattori e la Provincia (l’opera è un’opera sociale della Provincia scj del Congo) assicurano la copertura del 30% rimanente.

Al momento di incominciare i lavori, la sezione della MONUC per la protezione dell’infanzia e il distaccamento militare dell’ambasciata USA a Kinshasa ci propongono di aiutarci nella costruzione della casa delle ragazze. Mentre la MONUC ha mantenuto la promessa per la parte convenuta, gli Americani si sono eclissati. Grazie all’intervento eccezionale di alcuni benefattori italiani, i lavori hanno potuto incominciare e… finire.

Per la prima casa, quella dei ragazzi, i lavori sono stati condotti da p. Wilson Hobold. La casa delle ragazze invece è cresciuta sotto la guida di un Fratello (ottantenne) premonstratense, anche lui con  molti anni di esperienza nelle costruzioni in Congo.

La Maison saint Laurent e la maison sainte Bakhita oggi

Oggi i ragazzi della maison St. Laurent sono circa 90, e le ragazze della Maison Ste Bakhita sono 40. Di questo gruppo fanno parte anche i maschietti più piccoli che, data l’età, non possono vivere con gli amici più grandi. La frequenza a scuola è d’obbligo, per poter restare da noi. Non appena è possibile, dopo ricerche, incontri e negoziazioni, quando la famiglia si convince ad accettarli di nuovo, i ragazzi rientrano nella loro famiglia o presso dei membri della parentela. Chi non ha finito le scuole secondarie (di solito le professionali) lo sosteniamo per tutte le spese scolastiche almeno per un anno. Per gli altri cerchiamo una occupazione, cosa molto complicata, anche se abbiamo avuto dei casi positivi di assunzione.

Buone prassi, buoni frutti

 La fierezza dell’opera St. Laurent è certamente quella di aver dato a centinaia di ragazzi la possibilità di imparare a leggere e a scrivere, fino ad arrivare a un diploma di scuola superiore, per alcuni. Dei ragazzi hanno ripreso i rapporti con le loro famiglie. Altri si sono sistemati individualmente. Purtroppo alcuni, dal momento che hanno lasciato la Maison St Laurent, si sono lasciati coinvolgere di nuovo dalla vita di strada e sono finiti in prigione.

Una casa per i più piccoli

DSCN1824 (1) Una esperienza tutta particolare negli ultimi tre anni: ci sono stati affidati dei bambini. La polizia ci ha portato una neonata di una settimana, col cordone ombelicale strappato e una benda sulla bocca, abbandonata dietro una casa un po’ fuori dalla portata della gente. Abbiamo accolto tre bambini, due gemelli di quattro anni con la loro sorellina di tre, figli di una matta che non faceva che picchiarli. Un altro bambino di circa tre anni è da noi, perché trovato abbandonato in un grande mercato della città, e sconosciuto da tutti. Inutili gli appelli fatti alla radio. Nessuno si è presentato.

L’AIDS è un’altra piaga che fa aumentare il numero dei nostri ospiti. Una buona parte dei bambini che sono da noi è costituita da figli di genitori morti di AIDS. Nelle nostre due case abbiamo avuto decessi di bambini per questa stessa ragione, ed altri convivono con essa. La casa per i piccoli è quasi pronta. Non ha ancora un nome, ma ha già dei bambini che aspettano di abitarla. Occorre però ammobiliarla.

La ricerca di educatori

 L’esperienza della Maison St. Laurent  e Ste Bakhita è possibile grazie al lavoro di una ventina di educatori. Non è facile trovare gente disposta a lavorare come volontari, e a volte ci siamo trovati a reclutare giovani di buona volontà, costretti dall’emergenza, ma senza una preparazione specifica e senza una predisposizione a questo tipo di servizio. E’ questo il vero problema. Le case ci sono, gli ospiti purtroppo non mancano, ma c’è bisogno di gente che abbia il cuore per queste creature. Il Signore che ci ha guidati fino qui, saprà accompagnarci per aiutare al meglio tutti i ragazzi che verranno da noi.

Grazie

Una parola è d’obbligo a questo punto: GRAZIE. A chi? A tutti coloro che da vicino e da lontano, materialmente, spiritualmente e moralmente ci hanno sostenuto, hanno creduto che questa è un’opera secondo lo spirito di p. Dehon, un’esigenza del Vangelo.

Giovanni Pross

Foto case di accoglienza a Kisangani: Visualizza tutte

Saint Laurent - Congo PROSS 25 anni 2