mozambique_provinces_sofala_250pxL’arcidiocesi di Beira è una sede metropolitana della Chiesa cattolica, un territorio diocesano che comprende l’intera provincia di Sofala, una diocesi di 78 mila chilometri quadrati, tanti quanto l’intero Portogallo, o meglio pari alla dimensione di Veneto, Lombardia e di parte del Piemonte. Ha una popolazione di 1.422.000 abitanti, in cui cattolici sono circa 850.000, pari al 58% del totale e 46 parrocchie con varie centinaia di comunità. I preti diocesani sono 43, una cinquantina i membri di istituti maschili con 30 sacerdoti religiosi e 84 religiose.

claudio_dalla_zuanna-stemma-svgAttualmente è retta dall’arcivescovo Claudio Dalla Zuanna S.C.J (Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù). Nato a Buenos Aires (Argentina) da genitori italiani e rientrato ragazzo in Italia, p. Claudio aveva vissuto 18 anni in Mozambico prima di essere membro del Consiglio Generale, e dal 2009 Vicario Generale.

        Beira è una città piuttosto recente, posta nel centro del Mozambico è la seconda città del Paese, costruita dai portoghesi verso la fine dell’Ottocento, come porto posto lungo l’oceano verso le Indie, oggi, arrivando con l’aereo si presenta come un agglomerato di quartieri senza centro, posti dalla costa verso la savana. Dall’alto si intravedono i vari «Barrio», che letteralmente significa quartiere, ma di fatto indicano la parte più povera della città, dove vivono migliaia di persone, e dove manca tutto.

800px-se_da_beiraAnche se le strade principali sono asfaltate, le altre sono piste sabbiose e rendono difficili gli spostamenti. Si tratta di una città tentacolare in cui è stimato che vivano circa un milione di persone. Molti di coloro che si sono trasferiti dalle campagne a Beira, vivono in case di pali con tetti di paglia ed erba. Il «Barrio» è un agglomerato scomposto di case, fatte con fango, paglia, e legni, dove non ci sono finestre ma una piccola porta, il più delle volte non supera lo spazio di una stanza, ma vi possono starci dentro anche una decina di persone. Non ci sono servizi igienici, le fogne a cielo aperto. Si comprende come solo la scuola possa rappresentare per loro una concreta possibilità di riscatto. Il cuore della città è il Praça, la piazza principale, intorno alla quale si affollano negozi, bancarelle e uffici. Meglio non avventurarsi, invece, nel mercato di Tchunga Moyo, a meno che non si lasci a casa il portafoglio, onde evitare qualche sgradevole sorpresa. Ma a Beira si può anche fare un bagno in un mare da favola, nella Praia de Macuti.

Non appena si esce dal centro città, si incontrano molti piccoli villaggi, i cui abitanti sopravvivono solo grazie a una piccola produzione agricola e alla commercializzazione di prodotti per la casa, abbigliamento ed altri oggetti di uso comune. Ognuno ha qualcosa da vendere. I mercati si trovano ovunque, e sono i principali punti di incontro tra le persone.

Tuttavia si nota il bassissimo livello di sviluppo umano e la maggioranza dei cittadini, in particolare delle zone rurali non sembra beneficiare dei tentativi di crescita economica, anzi gli elementi di benessere favoriscono sempre coloro che già hanno, rendendo i poveri sempre più poveri.

La popolazione

Una delle priorità da parte del vescovo Claudio è la formazione, sia all’interno della chiesa, sostenendo la formazione del clero locale e degli operatori pastorali (primo compito sarà quello di creare unità e far partecipare tutti alla costruzione della chiesa locale: sacerdoti diocesani, religiosi e laici), sia per un corretto rapporto tra la popolazione e la modernità.

Soprattutto la missione diocesana, si fa carico della formazione scolastica, di fatto, esiste una notevole disparità all’accesso scolastico tra maschi e femmine.

Sono più di 20.000 gli alunni delle scuole che fanno riferimento alla diocesi; circa metà di questi alunni frequenta scuole nelle aree rurali dove, dovuto alle grandi distanze, sono necessari convitti per accoglierli durante il tempo scolastico. Dei quasi 2.500 convittori, la maggior parte sono ragazze. È stato di privilegiare le bambine perché più svantaggiate nell’accesso alla scuola. Per motivi famigliari e a volte per i tradizionali matrimoni prematuri, le bambine e ragazze non possono completare gli 8 anni di scolarizzazione previsti per tutti dalla legge. Di fatto le bambine sono in genere delegate ad accudire i fratelli più piccoli o ad aiutare la famiglia o sono date in matrimonio molto presto. E poi se una famiglia deve scegliere tra la sopravvivenza e l’educazione scolastica dei figli, naturalmente opta per la prima opzione.

A questo quadro si aggiunge un’altra grave particolarità che, oggi, non può essere ignorata: il Mozambico occupa l’ottavo posto tra i paesi più colpiti dall’infezione HIV. Si stima essere del 12,2% il tasso di sieropositività, con il 65% delle nuove infezioni che avviene in adulti con meno di 30 anni di età, colpendo principalmente le donne. La speranza di vita in Mozambico si è abbassata da 46 a 36 anni e mezzo.

Una Chiesa giovane aperta al futuro

Non esiste una religione ufficiale e la libertà religiosa è garantita. Nelle campagne sono ancora molto diffuse le pratiche religiose tradizionali, mentre nelle città sono diffusi l’islam e il cattolicesimo. La religione musulmana è particolarmente presente nel nord del paese. Le percentuali: religione tradizionale 26%, cattolica 28%, musulmana 18% a cui si aggiungono le molte sette diffuse nel Paese, provenienti dall’Africa del Sud, dall’America, dal Brasile, dallo Zimbabwe. Le Chiese, in modo particolare quella cattolica, hanno avuto un compito importante nella vita socio-politica del Paese, avendo sempre uno sguardo di particolare attenzione ai diritti e alle necessità dei più poveri.

Ogni anno, come del resto in altre parti dell’Africa, si constata l’aumento dei cristiani. Nella diocesi di Beira durante la veglia pasquale, nelle diverse comunità, sono molti  gli adulti, i giovani e ragazzi, che ricevono il battesimo.  I membri della comunità cristiana, ma in generale tutte le persone, sono molto religiose e le celebrazioni nella liturgia molto belle e vivaci anche se un po’ lunghe per le nostre abitudini. Esprimono un senso di fede profondo, una grande fiducia in Dio. Un momento importante è  il cammino di catecumenato, lungo due o tre anni, esso si indirizza prevalentemente a ragazzi dell’età scolare e ai giovani, ai quali si aggiunge sovente qualche adulto.

La vita nelle comunità cristiane

Il processo di evangelizzazione non è però stato lineare, grandi impedimenti sono apparsi lungo i 70 anni di cammino di questa diocesi. All’inizio degli anni settanta, molti missionari sono stati espulsi dal regime coloniale perché in favore dell’Indipendenza del paese. Con l’Indipendenza e lo stabilirsi di uno stato comunista, i beni della chiesa sono stati nazionalizzati. Poco dopo è iniziata una guerra civile che per 16 anni ha bloccato tutto il paese. Molte comunità cristiane sono rimaste isolate per anni senza nessun contatto. Praticamente solo dopo il 1992, anno degli accordi di pace firmati a Roma tra il governo e l’opposizione, il lavoro di accompagnamento delle comunità cristiane ha potuto essere ripreso con forza.

Sono passati ormai 22 anni da quando la pace era diventata la gioia dei mozambicani, ma purtroppo, in questi ultimi tempi  le cose si sono deteriorate, la tensione è andata aumentando, ci si è lasciati vincere dalla tentazione di far valere i propri diritti o idee con l’uso della violenza. Sono sati frequenti gli scontri tra l’esercito e uomini armati del maggior partito di opposizione. Cose che si pensavano ormai parte della storia, sono tornate: militari e civili uccisi, case bruciate, gente che abbandona tutto per paura e va a vivere in campi di rifugiati sotto le tende, convogli di vetture scortate dai militari …

Queste cose tristi non tolgono però la voglia di vivere che la gente ha, l’entusiasmo dei gruppi di ragazzi delle parrocchie, l’accoglienza e la festa che in ogni visita è riservata al vescovo, il seminario che cresce (quest’anno la diocesi avrà 33 seminaristi maggiori), l’impegno per una vita migliore ricercata attraverso il lavoro e il miglioramento delle condizioni abitative, la voglia di imparare e studiare…

Purtroppo non manca il problema della siccità e la mancanza d’acqua potabile.

La siccità a causa dei cambiamenti climatici, colpisce il sud della diocesi e la pesante svalutazione della moneta locale (-70% in 4 mesi nei confronti dell’euro) hanno reso molto problematico garantire l’alimentazione nei convitti delle scuole rurali. Ci sono zone dove le persone percorrono più di 5 Km a piedi per avere la possibilità di accedere a una fonte d’acqua, ma insufficienti per i tanti che vi attingono, a volte anche 500 famiglie e il loro bestiame. Veramente si comprende il significato dell’espressione: l’acqua, è speranza di vita. L’acqua è vita e la costruzione o il ripristino di pozzi d’acqua in Africa, rappresentano la speranza che l’acqua divenga per tutti un reale diritto fondamentale ed universale. È questa una delle prime priorità che il vescovo Claudio ha messo in cantiere, per dare espressione concreta a quanto è dato di leggere nel suo motto episcopale: “perché tutti abbiano vita”.

Dentro questa realtà missionaria di Beira, ci scriveva il vescovo Claudio «anch’io imparo pian piano a essere vescovo. Un dono grande che conta sul sostegno di tante persone care che, anche se da lontano, partecipano al mio ministero con le loro preghiere e aiuti. Tra questi, tanti confratelli, amici e benefattori. Su ognuno di voi chiedo la benedizione del Signore e per me il ricordo nelle vostre preghiere».

Come aiutarciChi volesse partecipare ai progetti del vescovo Claudio con una donazione in denaro lo scriva nella causale  grazie mission