Video laboratorio chitarre a Kisangani

p. Corrado Tosi e p. Giovanni Pross hanno ideato e realizzato questo atelier all’interno del Centro st. Laurent (Kisangani, Rdc) per aiutare i ragazzi a imparare il mestiere del falegname. Un ringraziamento alla Fondazione don Guetti. Per altre info sul centro saint Laurent clicca qui

Profilo biografico di p. Giovanni Pross, missionario dehoniano a Kisangani (RDC)

Foto Pross e collaboratoripadre Giovanni Pross missionario dehoniano a Kisangani (RDC)

Nato a Volano, in provincia di Trento (31.08.1951), secondo figlio di una famiglia di 5 fratelli e una sorella. A 11 anni entra in seminario a Trento presso la congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore(Dehoniani). Segue il curriculum normale di formazione. Diventa religioso nel 1969 e sacerdote nel 1977. Prima destinazione: Garbagnate Milanese. Con due altri confratelli inizia un lavoro di ‘missione’ in un quartiere ove non esiste ancora una comunità cristiana e quindi nessuna struttura parrocchiale. Frequenta l’università dello IULM e si laurea in lingue e letterature straniere moderne. Nel 1985 chiede di andare in missione. Parte per lo Zaire (attuale Repubblica Democratica del Congo: RDC) nel gennaio 1987. Prima destinazione (e sarà la sola), Kisangani, nella Provincia Orientale della RDC. Nei primi tre anni insegna Latino, francese e religione. Nell’Istituto intercongregazionale di Kisangani insegna ‘Il pensiero sociale della Chiesa’, fino al 2010. Cappellano alla Prigione Centrale. Ha progettato e dirige la Maison St. Laurent e la Maison Ste Bakhita.

Come professore, mi sentivo soffocare nel mio desiderio di realizzare la missione. La Prigione Centrale di Kisangani diventava così il mio luogo di missione. Ho conosciuto le miserie più grandi dell’uomo e ho sentito la mia piccolezza nell’affrontare i problemi di quell’ambiente. Solo l’idea che in ciascuna persona c’è l’immagine di Dio, magari sbiadita o sporcata, mi dava la forza di frequentare quel luogo di sofferenza. Da qui alla prigione dei minori il passo era piccolo. Altre miserie, altri problemi insolvibili. E allora, con p. Gianni, nel 1989, sfruttiamo un vecchio decreto legge per farci affidare i 9 ragazzi detenuti. Volevamo aiutarli a cambiare modo di vivere. Illusione enorme! Dopo un saccheggio generale avvenuto in città ad opera dei militari, i nostri ragazzi si erano procurati un bottino tale da poter lasciare la casa e andare dove volevano. Un anno di tregua, la conoscenza di un giovane, un laureato in psicologia che voleva lavorare in questo campo, un programma che mirava più alla prevenzione che all’assistenza pura, tanta sensibilità e tanta buona volontà, ed ecco la ripartenza, nel 1991 di una attività che privilegiava l’incontro dei ragazzi di strada sul loro territorio, la strada, appunto. Alla base la necessità di scolarizzare questi ragazzi, di avviarli ad una attività che potesse garantire loro un mestiere sul quale campare, l’obiettivo di ricongiungerli con la famiglia e di reinserirli nella società. Nel 2001, spinti da tanta gente che ci domandava di interessarci anche delle ragazze, apriamo un punto di accoglienza in una vecchia officina meccanica. La Croce Rossa Internazionale ci chiede una collaborazione nell’attività di de mobilizzazione dei bambini-soldato, e per due anni passano nel nostro centro 115 ragazzi che hanno abbandonato gli eserciti di diverse fazioni in guerra.

Oggi, la Maison St. Laurent ospita 91 ragazzi e la Maison Ste Bakhita ospita 37 ragazze.

Come è nata questa scelta missionaria?

La mia infanzia. A scuola me la cavavo discretamente. Ero il più piccolo della classe al punto che mi chiamavano gnomo. Amavo molto il calcio. Vivere con diversi fratelli, mi ha allenato alla condivisione, al saper perdonare, a capire che c’è chi può pensare in modo diverso dal mio. La cosa più bella, che ha poi marcato la mia scelta di vita e i miei interessi nella missione, è l’apertura della mia famiglia ai poveri. Quasi ogni giorno veniva un povero che chiedeva di poter dormire nella stalla per una o più notti. Per noi ragazzi era una gioia: sentivamo storie di vita, vedevamo con i nostri occhi situazioni che non immaginavamo, ci sentivamo artefici di un piccolo aiuto nell’ottica del Vangelo: ‘quello che avete fatto ad uno dei più piccoli, l’avete fatto a me’.

La mia vocazione ha certamente radici profonde nella mia famiglia, ma delle figure di sacerdoti in particolare mi hanno marcato ed hanno costituito un elemento decisivo per la mia scelta di vita: i cappellani che sono passati a Volano durante la mia infanzia e adolescenza, e un cugino missionario in Brasile. Quello che mi colpiva della loro esistenza era l’entusiasmo e la gratuità nello stare con noi ragazzi e con la gente. Forti nelle convinzioni morali e religiose, sensibili nelle difficoltà, disponibili all’ascolto e sempre gioiosi.

La mia vocazione missionaria, presente nella mia infanzia come può esserlo qualsiasi sogno di un ragazzino, si è svegliata e ha preso consistenza nei primi anni di sacerdozio a Garbagnate Milanese. Si era formato un ‘gruppo di solidarietà’che si informava dei problemi del terzo mondo e che si attivava per aiutare dei missionari in opere sociali.

Storie di straordinaria speranza a Kisangani

Pross con bambini in braccioGiovanni Pross, missionario dehoniano, da anni a Kisangani (RDC) è responsabile delle Maison St. Laurent e Maison Ste. Bakhita: due case di accoglienza per bambine e bambini di strada. Qui ci racconta alcune piccole storie, storie di sofferenza ma anche di speranza perché l’amore seminato è sempre prodigo di frutti.

I nomi delle persone menzionate nel testo seguente sono di pura fantasia .

Vedi album foto centri di accoglienza St. Laurent, Ste Bakhita, St.Vincent

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