Progetto banchi scolastici per la scuola di Babonde

Scuola Babonde

Scuole primarie a Babonde 35

Babonde - scuola
Babonde – banchi per la scuola

Il ciclo della scuola elementare o primaria in Congo si compone di sei anni. Nella missione di Babonde vi si iscrivono ogni anno più di 350 ragazzi. Come molte altre realtà, anche la scuola soffre del disinteresse e della negligenza dei governanti, per cui sono i genitori ed i missionari che spesso si fanno carico della necessità di avere delle aule adatte per le lezioni dei ragazzi.

Sono ancora i genitori che devono provvedere agli stipendi dei maestri non retribuiti dallo stato.

Babonde centro può godere di alcune classi costruite molto semplicemente con dei blocchi di cemento, ma altre classi sono ancora in “poto-poto” fatte cioè con pali, fango e tegole di legno o foglie e paglia. Questa realtà è ancora più vera in tutti gli altri 40 villaggi che fanno riferimento alla parrocchia di Babonde.

Tutte mancano di porte e solo alcune hanno dei banchi. Sappiamo che si può imparare meglio a scrivere se ci si può sedere ed appoggiare bene, se si può stare in classe anche quando piove, se all’inizio di ogni anno non c’è la necessità di organizzare delle squadre di genitori per riedificare quelle aule che le termiti e i forti temporali hanno provveduto ad abbattere, perdendo talvolta dei mesi interi di lezione.

Il nostro progetto prevede di realizzare dei banchi scolastici e delle porte per un’aula scolastica a Babonde o in uno dei villaggi. Banchi e porte della scuola sono realizzati da artigiani locali.

Il costo previsto:

  • 1 Banco scolastico: 40,00 euro
  • 20 Banchi scolastici per un’aula: 800,00 euro
  • 1 Porta: 50,00 Euro

Scarica la scheda del progetto “Banchi scolastici per la scuola di Babonde”

 

Progetto tricicli per disabili a Babonde

Progetto tricicli handicap (1)

Scuole primarie a Babonde 35KINGA è il nome che abitualmente viene dato alle biciclette (carrozzina triciclo) in uso nell’Est della Repubblica Democratica del Congo. Sono robuste, di fabbricazione cinese e sono spesso utilizzate dai Kumba Kumba e dai Tolekisti. I Kumba Kumba sono i trasportatori di merci che si sobbarcano anche 300 Km di viaggio per rifornire di mercanzie i villaggi più sperduti, mentre i Tolekisti sono i taxi di città, ovviamente su due ruote.

Il progetto KINGA ha in mente degli altri utilizzatori di queste biciclette: sono le persone portatrici di handicap, di solito menomate a causa della poliomielite, che ha deformato gli arti inferiori ed impedisce la normale deambulazione, relegati in casa e costretti a trascinarsi su strade polverose o fangose a seconda delle stagioni. Dodici anni di guerra hanno lasciato le popolazioni fuori da tutti i programmi di vaccinazioni.

Il Progetto KINGA mette  disposizione delle persone disabili un triciclo costruito grazie ai pezzi di due biciclette normali, di tubi di ferro e di abbondanti saldature.

Le persone con questo handicap sono numerose nella parrocchia di Babonde, che in tutto il territorio affidatole (quarantadue villaggi) conta all’incirca 60.000 abitanti. Solo in questi ultimi anni, ha avuto la fortuna di godere delle campagne sistematiche di vaccinazione dei bambini contro la poliomielite. Un triciclo permetterebbe un minimo di autonomia a numerosi di questi ragazzi ed adulti per il disbrigo delle normali attività domestiche e di sussistenza.

Il costo di un triciclo è di 350,00 Euro

Scarica la scheda del progetto “Tricicli per persone disabili a Babonde”

 

Progetto acqua pulita a Babonde

 

Babonde - padre Renzo Busana
Babonde – padre Renzo Busana

PROGETTO ACQUA PULITA

La nostra non è una guerra per l’acqua, come qualcuno prevede accadrà a breve altrove, disastrosamente e a livello planetario, ma molto più semplicemente una piccola e quotidiana battaglia per ottenere ed utilizzare dell’acqua pulita e difendersi dalle conseguenze sempre fastidiose e talvolta nefaste delle malattie causate dalle amebe e dai parassiti o vermi intestinali. ‘Acqua pulita’ per Babonde nella Repubblica Democratica del Congo, è il nostro progetto.

Viviamo in zona equatoriale, collinosa e ricca di vegetazione, umidità e pioggia non mancano, e sono numerose le sorgenti naturali di piccole dimensioni dalle quali vengono raccolte, in pozze naturali o scavate appositamente, le acque che servono per bere, cucinare, lavarsi e lavare stoviglie, indumenti, ecc.  L’approvvigionamento quotidiano di acqua è effettuato con bidoni, con secchi, bottiglie e recipienti di ogni genere ed è una dura occupazione riservata prevalentemente alle donne e ai bambini di casa.

In queste pozze oltre a raccogliersi le acque risorgive, vi confluiscono anche le acque piovane con tutto il loro carico di fango e sporcizia. Assieme agli uomini anche gli animali hanno bisogno di acqua, quelli selvatici e quelli domestici, allevati ‘in libertà’, ossia non in appositi recinti, ed essi con la loro sete portano anche il loro personale carico di sporcizia.

Diventa allora frequente osservare i pancioni gonfi dei bambini riempiti di vermi intestinali, le disidratazioni dei neonati  dovute a diarree con il pericolo della loro stessa vita, le debolezze talvolta croniche di adulti ed anziani tormentati da frequenti dissenterie.

Non essendoci una rete di distribuzione pubblica dell’acqua,  il nostro progetto è sanare il maggior numero di sorgenti laddove più frequente è il presentasi delle malattie dovute all’acqua sporca e nelle zone di maggiore concentrazione della popolazione.

La tecnica adottata è quella di creare piccoli bacini di raccolta e di filtraggio delle acque risorgive attraverso pietre e sabbie locali.  Sigillarne il perimetro e la superficie in modo da evitare la contaminazione attraverso il contatto con agenti  portatori delle infezioni. Un tubo in PVC (plastica) serve da condotto per la fuoriuscita dell’acqua di sorgente e per l’approvvigionamento.

Secondo l’esperienza maturata, i costi dei materiali e il lavoro necessario per le sorgenti da risistemare, prevediamo una spesa complessiva di 350 euro per sorgente.

5 sacchi di cemento a 40 dollari cadauno (incluso trasporto)       200 dollari

Tubo in PVC 2 metri                                                                                       15 dollari

Salario dei  muratori                                                                                   100 dollari

Estrazione e trasporto, pietre, sabbia                                              contribuzione locale

Attrezzatura                                                                                                   35 dollari            

La popolazione locale contribuisce con la raccolta delle pietre e della sabbia necessarie alla risistemazione delle sorgenti e con il cibo per i pasti dei muratori.

Foto potabilizzazione di una sorgente d’acqua

 

Progetto: Talita Kum. Centro nutrizionale a Babonde

Come aiutarciPer poter aiutare e guarire un bimbo malnutrito (medicine, alimentazione, salario agli operatori) che normalmente ha bisogno di due o tre mesi di “programma” sono necessari all’incirca 40,00 euro.

Renzo Busana 2014
Babonde – padre Renzo Busana

Il Progetto “TALITA KUM” (“Bambino alzati!”), ha preso avvio nel gennaio 2011 per rispondere ad un’emergenza acuta del nostro territorio e della nostra missione ossia i numerosi casi di malnutrizione riscontrati nei bambini dai 2-6 anni. Alcuni degli elementi che stanno alla base del fenomeno sono la povertà economica e culturale delle famiglie, la vita e l’alimentazione ritmata sulle stagioni del raccolto a volte abbondante ed altre volte insufficiente, il gravoso carico che pesa sulle madri di numerosissimi figli e talvolta incapaci di rispondere ai bisogni di tutti. Se alla malnutrizione si associa qualche altra patologia come la malaria (endemica) e l’anemia, o altre malattie ed infezioni soprattutto intestinali ecco che la malnutrizione diventa severa e manifesta la sua pericolosità fino a portare alla morte di numerose piccole vite. I bimbi malnutriti a differenza di quelli sottonutriti, non sono normalmente “pelle ed ossa”, manifestano invece altri segni caratteristici: lo sbiancamento della pelle e dei capelli (che diventano rossicci o bianchi), il gonfiore anomalo delle guance e dei piedi (edema), debolezza ed apatia, piaghe sulla pelle, gonfiore del ventre, ecc. Un precoce e prolungato periodo di malnutrizione può avere conseguenze permanenti al livello fisico e psico-intellettivo.

In questi anni, da quando il TALITA KUM, Centro Nutrizionale di Babonde, ha aperto le sue porte, abbiamo potuto aiutare più di 500 bambini a recuperare la loro “buona forma” e ad uscire da uno stato di malattia che rischiava di diventare cronico se non mortale. Tutto questo grazie all’aiuto generoso di numerosi benefattori ed in particolare dei benefattori di Casa Sacro Cuore e dell’Associazione Missioni Casa Sacro Cuore e di tanti altri “fratelli anonimi”. Qualcuno tra essi ha avuto il coraggio e la fortuna di poter visitare di persona il progetto sostenuto e le attività svolte.

Per poter aiutare e guarire un bimbo malnutrito (medicine, alimentazione, salario agli operatori) che normalmente ha bisogno di due o tre mesi di “programma” sono necessari all’incirca 40 euro.

Tre volte la settimana i bimbi con le loro mamme sono accolti per un programma che mediamente dura tre mesi, ricevono un’abbondante colazione ricca in proteine ed il pasto, in quantità sufficiente per il “mezzogiorno” e per portarne a casa da servire la sera. Se presentano altre malattie connesse, ricevono le medicine necessarie e se in gravi condizioni di salute sono curati nel vicino ospedale per la consultazione e le cure appropriate. Purtroppo in questi anni abbiamo avuto anche qualche caso di morte di quei bimbi che si sono presentati troppo tardi al centro nutrizionale Talita Kum in condizioni troppo gravi e che non siamo riusciti a salvare. Per risolvere questo problema André, il nostro animatore, realizza regolarmente delle visite di sensibilizzazione ed informazione spostandosi in bicicletta o in motocicletta,  incontrando, informando, sensibilizzando ed incoraggiando le numerose comunità locali (43) della missione di Babonde, sparse su un territorio dal raggio di una trentina di chilometri. Il Talita Kum ha le porte aperte e chi ne ha bisogno deve rapidamente farne ricorso senza aspettare che sia troppo tardi.

Inizialmente il TALITA KUM era accampato sotto una tettoia di fortuna, ma ora può vantare una piccola sala di consultazione e accoglienza, un deposito per gli alimenti, una cucina e una specie di refettorio all’aperto (il tetto per riparare dal sole e dalla pioggia, ma la libertà di muoversi e circolare liberamente come infatti è l’abitudine per i bimbi in tutte le famiglie della nostra realtà). Sappiamo che non sono costruzioni realizzate secondo gli standard europei ma per noi è veramente qualcosa di straordinario.

Sono circa 40/50 i bimbi accolti ogni Lunedì, Mercoledì e Venerdì. Una volta la settimana le mamme sono formate alla buona alimentazione, al corretto svezzamento e all’igiene personale del corpo e alla pulizia del cortile e della casa. Il Mercoledì è previsto un tempo per il lavoro comunitario in modo da tenere pulito il cortile e i dintorni del Talita Kum e per realizzare una coltivazione collettiva di soia e mais il cui raccolto servirà in seguito come alimento. A turno le mamme aiutano la responsabile della cucina, mentre a due giovani – Therese e Pauline– é attualmente affidata la responsabilità del Centro assieme all’animatore  André.

Siamo molto soddisfatti dei risultati ottenuti, dei bimbi guariti, di quelli curati, delle mamme che hanno ricevuto la formazione necessaria. Siamo soddisfatti del sorriso vivace che ritorna sui volti che erano prima spenti, gli occhi fissi sul vuoto. Una missione di Medici Senza Frontiere che ha operato per tre mesi a Babonde ha bene apprezzato il lavoro del TALITA KUM e ci ha incoraggiato a continuare pur sapendo che possiamo ancora migliorare in professionalità il nostro servizio. In questo senso avremmo bisogno di una persona da qualificare nel settore dell’alimentazione, un infermiere “nutrizionista” che sta attualmente studiando a Kisangani.

Gesù amava i bambini e li proponeva agli adulti come modello da imitare. Alla mamma che lo supplicava di fare qualcosa poiché la sua bimba era morta, Gesù non ha chiuso gli occhi ma è intervenuto, come lui solo poteva, intimando alla fanciulla di rialzarsi (Mc 5,41). Noi cerchiamo di fare qualcosa con i mezzi a nostra disposizione e ringraziamo tutti coloro che con i loro piccoli ed importanti aiuti ci permettono di continuare questo servizio.

padre Renzo Busana, missionario dehoniano a Babonde (Repubblica democratica del Congo).

Aggiornamento 4 dicembre 2017

Per sostenere economicamente il progetto “Talita Kum” clicca sull’immagine qui sotto

Sostegno progetti jp

 

Progetto pastorale tra i Pigmei a Babonde

Come aiutarciSe serve una indicazione in denaro, possiamo dire che ogni anno spendiamo per la pastorale tra i pigmei circa 3000,00 euro.

Scuole primarie a Babonde 35In tutta la vastissima diocesi di Wamba e nella nostra parrocchia di Babonde il popolo dei Pigmei vive insieme ai neri bantu. Sono i pigmei i veri abitanti originari della foresta equatoriale africana e quindi della foresta congolese (Repubblica Democratica del Congo). Piccoli di statura, rimasti ai margini della cosiddetta civilizzazione, senza grandi contatti con altre popolazioni, vivono di caccia e di raccolta dei frutti della foresta. Di questa foresta e dei suoi segreti essi sono i veri conoscitori.

Questo popolo, considerato inferiore dagli stessi bantu, è stato difficilmente avvicinato anche dai missionari, a causa di una lingua tutta particolare, della loro innata timidezza (ma anche prudenza), a causa del loro seminomadismo attraverso vasti territori di foresta e del loro vivere in piccoli gruppi e comunità. Tra i pionieri il p. Bernardo Longo, missionario dehoniano nella missione di Nduye, aveva saputo farseli amici con il rispetto e tanti piccoli segni di attenzione e di amore.

La piccolezza dei pigmei, oltre che una caratteristica fisica, è anche una realtà sociale, nel senso che sono spesso considerati alla maniera di sotto-uomini, sfruttati nei lavori dei campi, derisi per la loro ingenuità, disprezzati e dimenticati nei loro diritti.

La pastorale della nostra diocesi, da diversi anni promuove numerose azioni in favore del popolo pigmeo, innanzitutto con l’inserimento dei bimbi in un percorso scolastico pensato apposta per loro, con un calendario particolare che tiene conto delle stagioni della pioggia o della caccia. Un’altra azione è l’attività dei catechisti che si rendono più sensibili e disponibili a percorsi di catecumenato adattato al linguaggio e alla simbologia pigmea. Questo fa sì che un buon numero di pigmei chieda con convinzione e con gioia il battesimo.

A Babonde, la nostra missione,  ci gloriamo anche di avere il primo e per ora unico catechista pigmeo. Infine alcuni animatori delle comunità cristiane visitano gli accampamenti pigmei incoraggiandoli ad apprendere tecniche di costruzione delle capanne, coltivando anche qualche piccolo pezzo di terra. Vengono loro comunicate le elementari regole igieniche all’interno dell’accampamento per evitare le malattie più ricorrenti.

La nostra missione di Babonde è incaricata di un vasto settore di animazione degli accampamenti pigmei che sono più di una trentina e spesso si fa carico delle cure sanitarie cui difficilmente possono accedere, essendo essi normalmente privi di denaro necessario per ricevere consultazioni ed acquistare medicine o affrontare le piccole operazioni che gli infermieri del luogo riescono a praticare.

Talvolta l’acquisto di qualche attrezzo per il lavoro agricolo o di indumenti in occasione della celebrazione del battesimo sono altri piccoli segni di vicinanza e di simpatia che la nostra missione rivolge ai pigmei.

Tutto questo per essere svolto ha bisogno di essere sostenuto anche con il contributo economico per far fronte alle varie voci di spesa ed è per questo motivo che ci rivolgiamo a voi confidando nella vostra comprensione, disponibilità e generosità.

Se serve una indicazione in denaro, possiamo dire che ogni anno spendiamo per la pastorale tra i pigmei circa 3000,00 euro.

Grazie di cuore a quanti vorranno contribuire.

p. Renzo Busana, missionario dehoniano a Babonde

Scarica la scheda del Progetto (PDF) Progetti BABONDE – Pastorale Pigmei 16.1

 

Occhiali per le missioni

Scuole primarie a Babonde 35Un cristiano che non abbia occhi per vedere le necessità dei fratelli è un cristiano a metà o forse lo è di nome, ma non ancora di fatto. La fede ci dona questa possibilità di vedere ed aggiunge la forza per reagire ed agire in qualità di fratelli: fratelli in umanità, fratelli di fede. In molti contesti africani le sofferenze, le diseguaglianze, le povertà sono numerose e difficili da sradicare. Per chi proviene dal continente europeo è stridente, salta agli occhi, la differenza di cure mediche che noi nel nostro paese possiamo ricevere e quanto poco possano curarsi gli abitanti di Babonde e dei numerosissimi villaggi adiacenti. Tumori, diabete, cardiopatie, etc. etc. Sono difficili da diagnosticare ed impossibili da curare con i mezzi  a disposizione. Le cure specialistiche e il personale specializzato mancano. E quando ci sono – qualche coraggioso che si avventura in tournée dalle nostre parti – le famiglie sono prive dei mezzi finanziari per pagare le cure, anche quelle ordinarie. TAC, ecografia, radiografia, cardiogramma, analisi specifiche del sangue, sono prestazioni rare se non sconosciute alla quasi totalità. Ma anche le piccole cose risultano difficili: una carie la si cura con una estrazione; il presbite che non riesce più a leggere allunga le braccia fin che può, per abbandonare infine ogni lettura dichiarandosi oramai troppo vecchio e consumato. Come non vedere tutto questo? Si invecchia prima, si muore prima. Le aspettative di vita media per l’abitante del Congo RDC non arrivano ai sessanta anni.

Non fermare gli occhivedere, reagire. E’ difficile cambiare il mondo. Non si può pensare di risolvere in fretta tutti i problemi, ma è possibile cambiare il mondo di una persona, il suo mondo, quando la si aiuta a risolvere il suo problema. Un gesto semplice, talvolta banale realizzato in una qualche latitudine Nord del mondo diventa benefico e vitale in una qualche altra latitudine Sud del mondo.

Ecco l’iniziativa piccola, semplice, significativa della raccolta di occhiali usati, pronti ad essere gettati nel cassonetto. Occhiali per l’Africa. Materiale oramai senza valore che recuperato, pulito,  classificato, può ora essere trasportato e distribuito a colui che, nel profondo della foresta equatoriale, neppure intravede che il suo problema abbia una qualche possibilità d’essere risolto.

Qualcuno si chiederà se non ci siano altre strade da percorrere per avere degli occhiali nuovi da distribuire, da acquistare direttamente in qualche grande città africana, a buon prezzo, della stessa fabbricazione cinese, materiale esportato dappertutto nel mondo sia dell’emisfero Sud che di quello Nord. La risposta è sì, ci possono essere altre strade ma il risultato non sarà lo stesso!

Attraverso le lenti di quegli occhiali raccolti, puliti, classificati, abbiamo potuto rendere una vista migliore a qualche migliaio di miopi e presbiti della foresta africana, ma non solo: nello stesso tempo abbiamo aiutato migliaia di cittadini del Vecchio Continente a vedere meglio la realtà mondiale con le sue diseguaglianze ed ingiustizie, nel disequilibrio di opportunità abbondantemente offerte ad alcuni e quasi totalmente private ad altri. I legami che si sono creati non sono stati di tipo commerciale ed economico, ma di tipo fraterno e solidale. Quei vecchi occhiali, improponibili oramai nella vetustà delle loro montature, sono apparsi più belli e caldi si storia che le nuove produzioni di mercato. Quei riciclati, carichi di una storia che noi non conosciamo, appartenente a qualche caro anziano, si sono ora rinnovati per un’altra storia, quella recente, che ci appartiene,  di chi non si è chiuso nell’indifferenza ma ha visto una necessità ed ha reagito, facendo dono; quei vecchi occhiali portano un pezzo di storia di tanti giovani che si sono voluti coinvolgere spendendo del loro tempo e delle loro energie; Portano infine la storia di molti ancora che superando le difficoltà organizzative e di spazio hanno saputo creare un ponte tra luoghi tanto differenti e lontani.

I beneficiari ringraziano, anche loro appartengono a questa nuova storia, sanno oramai che qualcuno altrove conosce la loro esistenza, la loro realtà, alcuni dei loro problemi… le mani sono tese e si stringono, anche se a distanza. Il piccolo beneficio economico degli occhiali usati e ridistribuiti gratuitamente crea attese e speranze non vane né illusorie. Al progetto iniziale in questi anni si è aggiunta la formazione di una infermiera specializzata in oftalmologia, che sta aiutando molto bene i malati, collaborando con i medici specialisti che una volta l’anno possono passare per Babonde. Si sono aggiunti altri materiali specialistici disponibili a Babonde (cassetta di lenti di prova, tonometro …).

Un ecografo usato, degli strumenti per la sala operazioni ed altro materiale medico hanno fatto ugualmente la loro apparizione all’ospedale di Babonde, una struttura grande, bella per molti versi abbandonata e sprovvista di materiali essenziali. E’ vero, questi ultimi strumenti non hanno molto a che fare con il problema della vista, ma stanno nella stessa ottica, hanno permesso di vedere il problema e di reagire in qualità di fratelli.

Un grazie grandissimo a nome mio e dei beneficiari a tutti quanti – conosciuti e sconosciuti – abbiamo potuto stringere la mano in questi anni  e a quanti altri si uniranno al progetto.

padre Renzo Busana, missionario dehoniano a Babonde

Scarica la scheda del Progetto: Occhiali per le missioni Progetti BABONDE – Occhiali per le missioni 16.1

Album foto dell’arrivo del baule di occhiali 24 dicembre 2014