Progetto pastorale tra i Pigmei a Babonde

Come aiutarciSe serve una indicazione in denaro, possiamo dire che ogni anno spendiamo per la pastorale tra i pigmei circa 3000,00 euro.

Scuole primarie a Babonde 35In tutta la vastissima diocesi di Wamba e nella nostra parrocchia di Babonde il popolo dei Pigmei vive insieme ai neri bantu. Sono i pigmei i veri abitanti originari della foresta equatoriale africana e quindi della foresta congolese (Repubblica Democratica del Congo). Piccoli di statura, rimasti ai margini della cosiddetta civilizzazione, senza grandi contatti con altre popolazioni, vivono di caccia e di raccolta dei frutti della foresta. Di questa foresta e dei suoi segreti essi sono i veri conoscitori.

Questo popolo, considerato inferiore dagli stessi bantu, è stato difficilmente avvicinato anche dai missionari, a causa di una lingua tutta particolare, della loro innata timidezza (ma anche prudenza), a causa del loro seminomadismo attraverso vasti territori di foresta e del loro vivere in piccoli gruppi e comunità. Tra i pionieri il p. Bernardo Longo, missionario dehoniano nella missione di Nduye, aveva saputo farseli amici con il rispetto e tanti piccoli segni di attenzione e di amore.

La piccolezza dei pigmei, oltre che una caratteristica fisica, è anche una realtà sociale, nel senso che sono spesso considerati alla maniera di sotto-uomini, sfruttati nei lavori dei campi, derisi per la loro ingenuità, disprezzati e dimenticati nei loro diritti.

La pastorale della nostra diocesi, da diversi anni promuove numerose azioni in favore del popolo pigmeo, innanzitutto con l’inserimento dei bimbi in un percorso scolastico pensato apposta per loro, con un calendario particolare che tiene conto delle stagioni della pioggia o della caccia. Un’altra azione è l’attività dei catechisti che si rendono più sensibili e disponibili a percorsi di catecumenato adattato al linguaggio e alla simbologia pigmea. Questo fa sì che un buon numero di pigmei chieda con convinzione e con gioia il battesimo.

A Babonde, la nostra missione,  ci gloriamo anche di avere il primo e per ora unico catechista pigmeo. Infine alcuni animatori delle comunità cristiane visitano gli accampamenti pigmei incoraggiandoli ad apprendere tecniche di costruzione delle capanne, coltivando anche qualche piccolo pezzo di terra. Vengono loro comunicate le elementari regole igieniche all’interno dell’accampamento per evitare le malattie più ricorrenti.

La nostra missione di Babonde è incaricata di un vasto settore di animazione degli accampamenti pigmei che sono più di una trentina e spesso si fa carico delle cure sanitarie cui difficilmente possono accedere, essendo essi normalmente privi di denaro necessario per ricevere consultazioni ed acquistare medicine o affrontare le piccole operazioni che gli infermieri del luogo riescono a praticare.

Talvolta l’acquisto di qualche attrezzo per il lavoro agricolo o di indumenti in occasione della celebrazione del battesimo sono altri piccoli segni di vicinanza e di simpatia che la nostra missione rivolge ai pigmei.

Tutto questo per essere svolto ha bisogno di essere sostenuto anche con il contributo economico per far fronte alle varie voci di spesa ed è per questo motivo che ci rivolgiamo a voi confidando nella vostra comprensione, disponibilità e generosità.

Se serve una indicazione in denaro, possiamo dire che ogni anno spendiamo per la pastorale tra i pigmei circa 3000,00 euro.

Grazie di cuore a quanti vorranno contribuire.

p. Renzo Busana, missionario dehoniano a Babonde

Scarica la scheda del Progetto (PDF) Progetti BABONDE – Pastorale Pigmei 16.1

 

Occhiali per le missioni

Scuole primarie a Babonde 35Un cristiano che non abbia occhi per vedere le necessità dei fratelli è un cristiano a metà o forse lo è di nome, ma non ancora di fatto. La fede ci dona questa possibilità di vedere ed aggiunge la forza per reagire ed agire in qualità di fratelli: fratelli in umanità, fratelli di fede. In molti contesti africani le sofferenze, le diseguaglianze, le povertà sono numerose e difficili da sradicare. Per chi proviene dal continente europeo è stridente, salta agli occhi, la differenza di cure mediche che noi nel nostro paese possiamo ricevere e quanto poco possano curarsi gli abitanti di Babonde e dei numerosissimi villaggi adiacenti. Tumori, diabete, cardiopatie, etc. etc. Sono difficili da diagnosticare ed impossibili da curare con i mezzi  a disposizione. Le cure specialistiche e il personale specializzato mancano. E quando ci sono – qualche coraggioso che si avventura in tournée dalle nostre parti – le famiglie sono prive dei mezzi finanziari per pagare le cure, anche quelle ordinarie. TAC, ecografia, radiografia, cardiogramma, analisi specifiche del sangue, sono prestazioni rare se non sconosciute alla quasi totalità. Ma anche le piccole cose risultano difficili: una carie la si cura con una estrazione; il presbite che non riesce più a leggere allunga le braccia fin che può, per abbandonare infine ogni lettura dichiarandosi oramai troppo vecchio e consumato. Come non vedere tutto questo? Si invecchia prima, si muore prima. Le aspettative di vita media per l’abitante del Congo RDC non arrivano ai sessanta anni.

Non fermare gli occhivedere, reagire. E’ difficile cambiare il mondo. Non si può pensare di risolvere in fretta tutti i problemi, ma è possibile cambiare il mondo di una persona, il suo mondo, quando la si aiuta a risolvere il suo problema. Un gesto semplice, talvolta banale realizzato in una qualche latitudine Nord del mondo diventa benefico e vitale in una qualche altra latitudine Sud del mondo.

Ecco l’iniziativa piccola, semplice, significativa della raccolta di occhiali usati, pronti ad essere gettati nel cassonetto. Occhiali per l’Africa. Materiale oramai senza valore che recuperato, pulito,  classificato, può ora essere trasportato e distribuito a colui che, nel profondo della foresta equatoriale, neppure intravede che il suo problema abbia una qualche possibilità d’essere risolto.

Qualcuno si chiederà se non ci siano altre strade da percorrere per avere degli occhiali nuovi da distribuire, da acquistare direttamente in qualche grande città africana, a buon prezzo, della stessa fabbricazione cinese, materiale esportato dappertutto nel mondo sia dell’emisfero Sud che di quello Nord. La risposta è sì, ci possono essere altre strade ma il risultato non sarà lo stesso!

Attraverso le lenti di quegli occhiali raccolti, puliti, classificati, abbiamo potuto rendere una vista migliore a qualche migliaio di miopi e presbiti della foresta africana, ma non solo: nello stesso tempo abbiamo aiutato migliaia di cittadini del Vecchio Continente a vedere meglio la realtà mondiale con le sue diseguaglianze ed ingiustizie, nel disequilibrio di opportunità abbondantemente offerte ad alcuni e quasi totalmente private ad altri. I legami che si sono creati non sono stati di tipo commerciale ed economico, ma di tipo fraterno e solidale. Quei vecchi occhiali, improponibili oramai nella vetustà delle loro montature, sono apparsi più belli e caldi si storia che le nuove produzioni di mercato. Quei riciclati, carichi di una storia che noi non conosciamo, appartenente a qualche caro anziano, si sono ora rinnovati per un’altra storia, quella recente, che ci appartiene,  di chi non si è chiuso nell’indifferenza ma ha visto una necessità ed ha reagito, facendo dono; quei vecchi occhiali portano un pezzo di storia di tanti giovani che si sono voluti coinvolgere spendendo del loro tempo e delle loro energie; Portano infine la storia di molti ancora che superando le difficoltà organizzative e di spazio hanno saputo creare un ponte tra luoghi tanto differenti e lontani.

I beneficiari ringraziano, anche loro appartengono a questa nuova storia, sanno oramai che qualcuno altrove conosce la loro esistenza, la loro realtà, alcuni dei loro problemi… le mani sono tese e si stringono, anche se a distanza. Il piccolo beneficio economico degli occhiali usati e ridistribuiti gratuitamente crea attese e speranze non vane né illusorie. Al progetto iniziale in questi anni si è aggiunta la formazione di una infermiera specializzata in oftalmologia, che sta aiutando molto bene i malati, collaborando con i medici specialisti che una volta l’anno possono passare per Babonde. Si sono aggiunti altri materiali specialistici disponibili a Babonde (cassetta di lenti di prova, tonometro …).

Un ecografo usato, degli strumenti per la sala operazioni ed altro materiale medico hanno fatto ugualmente la loro apparizione all’ospedale di Babonde, una struttura grande, bella per molti versi abbandonata e sprovvista di materiali essenziali. E’ vero, questi ultimi strumenti non hanno molto a che fare con il problema della vista, ma stanno nella stessa ottica, hanno permesso di vedere il problema e di reagire in qualità di fratelli.

Un grazie grandissimo a nome mio e dei beneficiari a tutti quanti – conosciuti e sconosciuti – abbiamo potuto stringere la mano in questi anni  e a quanti altri si uniranno al progetto.

padre Renzo Busana, missionario dehoniano a Babonde

Scarica la scheda del Progetto: Occhiali per le missioni Progetti BABONDE – Occhiali per le missioni 16.1

Album foto dell’arrivo del baule di occhiali 24 dicembre 2014

Grazie Morena per le tue peri…pazzie a Babonde

grazie Morena per le tue peri…pazzie! e Grazie a p. Renzo per questo bel POST

http://karibubabonde.blogspot.it/2016/01/morena-tina-e-la-follia.html

Scuole primarie a Babonde 35Beh, innanzitutto GRAZIE Morena per la visita e la permanenza effettuata a Babonde, breve ma intensa, come tutte le cose che succedono qui. Ti ci sono voluti lunghi giorni di preparazione, di contatti, di raccolta di aiuti, di giornate di sensibilizzazione in Italia per continuare a far funzionare il TALITA KUM, il centro nutrizionale di Babonde per i bambini malnutriti. Grazie a te e a tutti gli amici che sostengono il progetto.

Grazie sopratutto a nome dei tanti bambini “salvati” – nel senso stretto della parola – grazie anche a nome delle loro famiglie.
Per Morena ci sono voluti in seguito lunghi giorni di viaggio andata e ritorno, passando per Kinshasa ed Isiro, non senza qualche patema d’animo per gli improvvisi cambi di programma da parte delle compagnie aeree, le valigie perdute, le lunghe attese: sono poche le cose che si possono realizzare facilmente in R.D.Congo, il tutto troppo spesso si complica e se non si è equipaggiati di un buono spirito d’adattamento le giornate diventano pesanti. Non abbiamo potuto organizzare qualche breve viaggio di piacere o di conoscenza, pur sapendo che questi giorni sono i giorni di  “ferie” di Morena, visto il tempo ridotto ed il desiderio di stare il più possibile con i bimbi del Talita Kum, semplicemente immersi nella realtà piccola ma umana di Babonde. Sappiamo d’altronde che dove c’é l’umano si è al centro del mondo e non c’è più bisogno di andare altrove.

Delle tante cose che ci siamo detti con Morena e su cui abbiamo riflettuto, sorattutto su come migliorare il servizio ai bimbi malnutriti, voglio ricordare un incontro con una persona particolare in Babonde, l’incontro di Morena con Tina, una giovane ragazza di circa 25 anni, pazza! Nata à Babia, un villaggio ad una trentina di chilometri, è perennemente in viaggio da un luogo all’altro, da una famiglia all’altra, mendicando cibo e vestiti, con unico bagaglio una gerla trasportata sulla schiena, grazie ad una corda passata attorno alla fronte. Le strade non sono pericolose, e per lei tutti i villaggi sono anche casa sua. Il sapone non fa parte del suo corredo né dei prodotti che gli sono necessari per vivere. E’ un’amica della nostra missione, ogni volta che passa di qua sa che può ricevere un saluto cordiale, una frittella, una maglietta. Di vestiti ne ha bisogno quasi ogni giorno, poiché se qualcuno la fa arrabbiare prendendola in giro o allontanandola con cattiveria, lei per mostrare il suo malcontento si spoglia e si getta per terra. Noi facciamo tutto  il possibile in modo che non si spogli qui al “convento”.
E’ una folle buona, non ho mai saputo che abbia fatto del male a qualcuno o che abbia rubato qualcosa. Se gli si dà un bimbo in braccio lo sa accudire con grazia anche se solo per poco tempo.

Ebbene Morena con Tina fa qualche foto e poi me le passa al computer. La sera le riguardiamo insieme e nessuno saprebbe dire che sono le foto, il volto, l’atteggiamento di una “pazza”. Un sorriso soddisfatto e felice, un’espressione distesa e rilassata, a proprio agio con chi la fa sentire accettata, benvoluta, accolta. Tina con Morena si è sentita “compresa”,  anche se l’italiano di Morena e il kilika della Tina non hanno niente in comune, ma il linguaggio dell’amicizia e dell’amore è universale, ed un certo effetto della pentecoste è all’opera in continuità, di modo che tutti possano comprendersi nell’essenziale e d’istinto.

Morena e Tina si “parlano”, si fotografano. Il selfie è di moda.

Dové il limite tra la normalità e la pazzia? Quale è il confine che stabilisce l’al di qua delle cose normali e l’al di là delle cose strane, insensate e pazze? Sono domande molto antiche. Qualcuno conosce molto bene quelle espressioni che affermano essere i pazzi gli individui più felici di tanti “normali”, e tanti nostri comportamenti “normali” possono essere invece segno di una certa pazzia. Sappiamo poi che l’amore rende folli e per amore si fanno cose impensabili.

Immagino che Morena con il suo viaggio a Babonde durante le sue ferie si sia presa della “pazza” da più di una persona. Immagino che Tina nella sua follia assapori più di un momento di quella vera felicità di cui tutti noi siamo costantemente alla ricerca.

Tanti pensieri sparsi, senza una grande logica. Voglio fissare o fermare, tra le differenti considerazioni che si possono fare, la grande pazienza che Babonde ed i suoi numerosi villaggi hanno nei confronti dei pazzi che liberamente vi circolano e la grande benevolenza nei loro confronti. Nello stesso tempo vorrei incoraggiare tutti noi ad osare di tanto in tanto qualche buona pazzia che ci porti fuori di noi stessi e dei nostri conosciuti binari.

padre Renzo Busana, missionario dehoniano a Babonde

Kisangani: dalla strada alla scuola

 

Vedi album foto centri di accoglienza St. Laurent, Ste Bakhita, St.Vincent

Padre Giovanni Pross, missionario dehoniano a Kisangani (Rep. Dem. Congo), da 25 anni è responsabile di un centro di accoglienza per ragazzi di strada. Attraverso il Centro St. Laurent e la Casa Bakita, insieme agli educatori suoi collaboratori, si prodiga per il recupero dei ragazzi di strada di Kisangani per offrire loro educazione, istruzione, cibo, cure e… affetto. Il fenomeno dell’abbandono dei minori da parte delle famiglie africane è un fenomeno relativamente recente in molti Paesi, ed è legato soprattutto ad un inurbamento forzato con conseguente aumento della miseria e della disgregazione dei nuclei familiari.

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Profilo di padre Renzo Busana SCJ – missionario a Babonde (Rep. Dem. Congo)

Renzo Busana 2014Renzo con bambini Talita Kum

 

PROFILO PERSONALE
padre Renzo Busana nato a Saonara (PD) il 10 agosto 1963
religioso dehoniano SCJ professione religiosa il 29 settembre 1985
presbitero ordinato presbitero il 15 settembre 1990
missionario presente nella missione di Babonde dal 2006
CONTATTI
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Email babonde63@gmail.com
Blog http://karibubabonde.blogspot.com/
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